A PICCOLI PASSI, VERSO IL FUTURO

Da gattonare a camminare: le tappe di una conquista

Cosa c’è di più bello di un bambino che ci corre incontro?

A circa dieci mesi, quando un piccolo affronta le prime fasi del camminare, comincia una tappa improntate della crescita: in fondo è una prerogativa del genere umano, quello di camminare in posizione eretta.

Lo sviluppo della camminata comincia quando il controllo muscolare include le ginocchia e i piedi, cosicché i bambini sono in grado di sostenere il loro peso.

Solo quando acquisiranno l’equilibrio riusciranno a muovere i primi passi.

Camminare significa anche una nuova autonomia per il piccolo:
se da una parte i genitori sono preoccupati per le possibili cadute, dall’altra l’orgoglio del bambino nel potersi muovere rende i genitori consapevoli e felici del raggiungimento di una importante tappa dello sviluppo psico-fisico.

LE CINQUE TAPPE DEL CAMMINO

Il bambino non impara a camminare da un giorno all’altro, ma solitamente segue alcune fasi uguali per tutti, che lo porteranno in qualche settimana a muoversi in autonomia, o quasi.

  1. Il primo passaggio è quello da seduto a in piedi:
    il bambino trova un appoggio e si solleva sulle sue gambe, anche se per pochi secondi è l’inizio dell’avventura.

  2. La seconda tappa del camminare consiste nei primi tentativi di far scivolare le mani per qualche centimetro lungo il supporto.

  3. Dopo qualche giorno, comincia la fase successiva: il bambino si allontana un pochino dal sostegno e si sposta di lato, muovendo mani e piedi in modo alternato e coordinato.

  4. Quando il bambino si sentirà sicuro, comincerà la quarta tappa: percorrere una breve distanza tra un supporto e l’altro, se sono abbastanza vicini senza lasciare una mano prima di aver afferrato il sostegno con l’altra.

  5. Infine, l’ultimo passaggio, che consiste nell’abbandonare il sostegno e avanzare barcollando.
    Il piccolo è in grado di stare in piedi da solo, da ora in poi deve solo diventare più sicuro.

SI VA PIANO, MA LONTANO

La capacità di camminare è considerata, dai genitori, il traguardo più importante dello sviluppo fisico:
l’atto del camminare richiede la maturazione non solo a livello muscolare, ma anche psicologico, a partire dalla motivazione e sicurezza di sé.

Non serve quindi forzare il bambino, spingendolo ad accelerare una delle fasi del camminare.

Ogni bambino ha i suoi tempi, che vanno rispettati per consentirgli di svilupparsi in modo armonico.

Di solito i bambini imparano a camminare tra i 12 e i 15 mesi; solo se non camminano entro i 18 mesi va segnalato al pediatra di fiducia.

Una volta che il bambino cammina autonomamente, ci sono alcuni atteggiamenti che vanno segnalati, perché pur non costituendo un problema vanno tenuti sotto controllo, in particolare:

  • se cammina solo sulle punte;
  • se i piedi sono all’infuori o con le punte all’interno (questi atteggiamenti normalmente si risolvono da soli entro gli 8 anni, ma vanno monitorati dal medico);
  • il ginocchio valgo, detto comunemente gambe a X, che è normale fino a 3-4 anni, ma va tenuto sotto osservazione. Anche i piedi piatti sono fisiologici nei primi anni.

Oggi secondo i pediatri, sono veramente pochi i casi che richiedono un intervento ortopedico correttivo:
non sono dunque più necessarie quelle che venivano chiamate le scarpe ortopediche e solo nei bambini più grandi può essere necessario un plantare.

Nei primi anni è meglio che il piede si sviluppi attraverso gli stimoli naturali del poggiare direttamente il piede per terra.

IL SUPPORTO GIUSTO PER I PRIMI PASSI

Quando i bambini cominciano a muovere i primi passi, non è necessario pensare subito alle scarpe.

I piedini vanno lasciati liberi il più possibile: infatti le dita devono potersi distendere e crescere liberamente.

Pertanto il bambino sta bene a piedi nudi e le scarpe servono solo a proteggere i piedi non a dare sostegno.

La scarpa nelle prime fasi e in casa, limita il contatto tra le dita dei piedi e il pavimento e compromette il naturale senso dell’equilibrio.

Se il pavimento è freddo si possono utilizzare calze antiscivolo, quelle con i gommini sotto.

Attenzione che anche le calze devono essere della misura giusta, non devono essere strette, ma neppure troppo grandi.

Le scarpe per camminare vanno calzate solo quando il piccolo sarà in grado di camminare in autonomia e solo quando si è fuori casa.


NO AL GIRELLO, SÌ AI CARRELLINI

Il girello, una volta molto utilizzato, è – secondo gli esperti della Sipps (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) – un nemico della corretta postura di piedi e gambe.

Infatti, abitua a camminare sulle punte, e ritarda l’acquisizione del senso dell’equilibrio.

È opportuno che il bambino acquisisca da solo, sperimentando e provando, le competenze dell’equilibrio e del camminare.

Inoltre, i girelli, non sono neanche sicuri:
il bambino potrebbe andare a sbattere contro qualche ostacolo e rovesciarsi, o afferrare oggetti ancora fuori portata se non fosse in piedi.

Si possono invece utilizzare i carrellini per i primi passi, con manico regolabile e ruote frenabili.

COME SCEGLIERE LE PRIME SCARPINE

  1. Scegliere una scarpa con suola flessibile, con gomma antiscivolo sotto.
  2. Ai lati della suola non devono esserci sporgenze o guarnizioni, che potrebbero farlo inciampare.
  3. La parte posteriore, che sostiene il tallone, deve essere rigida e alta.
  4. Le scarpe devono essere chiuse, con lacci o velcro così che rimangano posizionate correttamente.
  5. Scegliere scarpe in pelle, cotone o stoffa.
  6. Evitare la plastica che non permette la traspirazione.
  7. Non usare scarpe di seconda mano perché le calzature assumono la conformazione del piede di chi le indossa la prima volta.
  8. Acquistare scarpe di circa un centimetro più lunghe del piede (misurando il dito più lungo) in modo che le dita possano stare ben distese all’interno.

di Chiara Romeo