PARLIAMO DI DISBIOSI

Dolori intestinali - Disbiosi

Prendiamoci cura del nostro intestino

La disbiosi intestinale è un disturbo comune ma talvolta poco considerato.

È figlio dei nostri tempi: è una “eredità contemporanea”.

È il risultato di stili di vita poco sani dove l’alimentazione diventa fattore scatenante di disequilibri dell’organismo.

La sua diffusione è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni, riportando al centro dell’attenzione le funzioni dell’intestino, chiamato anche “secondo cervello”, a sottolinearne il ruolo strategico che esercita nel mantenimento della salute e del benessere.

È infatti il principale organo immunitario (contiene il 60% delle cellule immunitarie).

COME SI MANIFESTA

La flora intestinale è costituita da popolazioni batteriche – miliardi di microrganismi, fondamentali per la salute – che influenzano numerose funzioni del nostro corpo: dalla regolazione del sistema immunitario all’assorbimento degli zuccheri.

L’alterazione di queste colonie produce un mutamento della qualità o quantità dei microrganismi presenti nell’intestino.

La disbiosi indica dunque un’alterazione della flora batterica (o alterazione del microbiota intestinale).

Quando l’equilibrio dell’ecosistema batterico intestinale si rompe, si innescano reazioni che possono portare a infiammazioni della mucosa (fino a diventare croniche) e scatenano patologie in altri organi del corpo.

Ecco perché si dice che la disbiosi può essere causa di malattia.

È una modificazione che interessa sia il colon sia il tratto del tenue e muta la funzionalità dell’intestino.

Al contrario, quando il sistema dei batteri intestinali funziona bene, è sano, si parla di eubiosi.

In questo caso, la quantità dei batteri cattivi non è predominante rispetto a quelli buoni.

Le cause scatenanti vanno ricercate innanzitutto nelle abitudini alimentari e nell’ambiente che ci circonda.

Diete con un ridotto apporto di fibre, frutta e verdura hanno una responsabilità diretta nell’insorgere di questo disturbo perché quello che mangiamo ha conseguenze immediate sulla composizione batterica dell’intestino.

Per esempio, la quantità crescente di zuccheri e grassi e gli alimenti raffinati presenti sulle nostre tavole influenzano la permeabilità dell’organo, provocando infiammazioni anche croniche.

Così come una dieta monotematica rappresenta un “fattore” di rischio insieme all’abuso di antibiotici, lassativi, sulfamidici, corticosteroidi, infezioni intestinali, parassitosi e stress.

SINTOMI

Arrivare a formulare la diagnosi di disbiosi intestinale non è sempre un processo intuitivo.

Lo scompenso della flora batterica produce infatti disturbi molto vari che possono essere attribuiti ad altre patologie in atto.

I sintomi possono comunque essere così riassunti:

  • gonfiore e dolore addominale
  • irregolarità del tratto intestinale
  • meteorismo
  • reflusso gastroesofageo
  • alitosi
  • disturbi della digestione
  • diarrea o stipsi
  • stanchezza
  • infezioni genitali ricorrenti (candidosi vaginale)
  • insonnia
  • cefalea
  • disturbi dell’umore
  • nervosismo

RIMEDI – I PROBIOTICI

La parola probiotici deriva dal greco e significa “a favore della vita”, pro bios.

Oms e Fao li hanno definiti “microorganismi vivi che, somministrati in quantità adeguate, apportano benefici alla salute dell’ospite”.

E gli studi scientifici che evidenziano validità e importanza del probiotico sono ormai numerosissimi: oltre 20 mila pubblicazioni scientifiche si sono focalizzate sul probiotico e 15 mila sul microbiota.

Inoltre, studi condotti in Paesi europei dimostrano come le persone siano sempre più alla ricerca di probiotici, associati a una dieta sana, capace di apportare benefici al sistema immunitario, al sistema digestivo e al microbiota.

I probiotici sono di facile reperibilità in farmacia come integratori o farmaci da banco e non è necessaria la prescrizione.

L’assunzione è molto utile perché permette di inserire nella funzionalità del corpo batteri buoni in grado di colonizzare la mucosa intestinale.

Per ottenere questo risultato, la quantità e la qualità del probiotico è fondamentale.

L’indicazione arriva proprio dal ministero della Salute che ha individuato in almeno 1 miliardo di cellule vive per ceppo (al giorno) la quantità minima per consentire l’insediamento di un ceppo di fermento lattico nell’intestino.

Tra i più utilizzati, il Lactobacillus acidophilus, resistente agli acidi gastrici, ai sali biliari e al calore.

In grado di arrivare vivo nel colon.

E poi, Bifidumbacterium bifidum, Bifidumbacterium infantis, Bifidumbacterium longum, Lactobacillus sporogenes, vanno assunti con costanza e continuità nel tempo e possono portare a risultati visibili con la riduzione o eliminazione dei sintomi.

FERMENTI LATTICI E PROBIOTICI: LA DIFFERENZA

Spesso fermenti lattici e probiotici vengono usati come sinonimi.

Invece la differenza tra i due termini è sostanziale.

I probiotici sono fermenti lattici, ma non tutti i fermenti lattici hanno proprietà probiotiche.

Entrambi sono costituiti da microorganismi batterici ma svolgono attività differenti.

I fermenti lattici non probiotici, infatti, non interferiscono sulla flora batterica intestinale.

Al contrario, i probiotici giungono vivi all’intestino, vanno a mutare le colonie presenti, arginando la proliferazione di batteri nocivi e apportano benefici che vanno a ristabilire la condizione di equilibrio originario.

UN SORRISO RUBACUORI

Insegnare ai bambini la corretta igiene orale è importante fin dal primo dentino

Un corretto atteggiamento verso l’igiene orale e un precoce approccio ai controlli odontoiatrici sono la chiave giusta perché i bambini imparino a prendersi cura della propria bocca.
La carie è ancora una delle malattie croniche più diffuse in tutto il mondo.
In Italia, secondo i dati del Ministero della Salute, a 4 anni di età, ne soffre il 21,6% dei bambini; mentre a 12 anni il 43,1% dei ragazzini.
Impostare fin dai primi anni una corretta routine per la cura dei denti, permette di arrivare alla dentizione definitiva e all’età adulta con una dentatura sana.

IGIENE? FIN DAL PRIMO DENTINO!

Per quanto riguarda l’igiene orale deve cominciare presto… appena si vede spuntare il primo dentino! All’inizio sarà il genitore ad aiutare nella pulizia: i dentini appena spuntati vanno puliti con una garzina bagnata, arrotolata sul dito. Quando le capacità manuali del bambino lo consentiranno, sarà lui a spazzolare efficacemente i denti da solo, due volte al giorno. Nella maggior parte dei casi il primo dentino spunta tra i sei e i dieci mesi e
la dentizione detta “da latte” si completa intorno ai due anni, due anni e mezzo. Generalmente i primi denti a spuntare sono gli incisivi inferiori, poi tra gli otto e i dodici mesi spuntano gli incisivi superiori. La dentatura da latte completa comprende venti denti, dieci inferiori e dieci superiori.

DOLORE E FASTIDIO DA CRESCITA

L’eruzione di un dentino è sempre un piccolo evento traumatico che può avvenire senza particolari disturbi per il bambino ma che talvolta può causare infiammazione, arrossamento, dolore. Nel periodo della prima dentizione è possibile che si presentino alcuni disturbi: pianto, agitazione, irrequietezza, risvegli notturni causati dal dolore e dal fastidio generati dai dentini che spingono per uscire. Nel corso della dentizione è normale che il piccolo sbavi, voglia mordere o rosicchiare, in questo caso gli va dato qualcosa di duro da masticare, meglio se si tratta di prodotti specifici, costruiti in materiale atossico, facilmente reperibili in farmacia. Poi, appena possibile, si deve cominciare a far familiarizzare il bambino con lo spazzolino e il dentifricio.

PRIMA VISITA DAL DENTISTA

Secondo la Società Italiana di Odontoiatria Infantile (SIOI) l’ideale sarebbe fare una prima visita dal pedodontista, il medico dei denti specializzato nella cura dei più piccoli, già ad un anno di età e comunque prima dei tre. In questa occasione verrà fatta una semplice ispezione della bocca del bambino, ma è un momento utile per conoscersi e per i primi consigli ai genitori. Infatti, verranno fornite le indicazioni sulle misure di igiene orale più adatte all’età del piccolo, ed eventualmente correggere abitudini che possono danneggiare il cavo orale, come una forma del ciuccio non anatomica o il consumo di sostanze zuccherate.

QUELLI DEFINITIVI HANNO BISOGNO DI PIÙ FLUORO

La seconda dentizione inizia dopo la caduta dei rispettivi denti da latte: di solito i primi a cadere sono gli incisivi inferiori, intorno ai sei anni. A questa età il bambino avrà già effettuato dei controlli odontoiatrici e il medico saprà dare i giusti consigli su eventuali problematiche legate alla crescita dei denti definitivi. È bene programmare dei controlli una volta l’anno sia per intercettare precocemente eventuali problemi, sia per instaurare un rapporto di fiducia tra il medico e il bambino. Questo risulterà utile nel caso si debbano poi effettuare dei piccoli interventi, come la rimozione di una carie, un trauma oppure l’ortodonzia. È, infatti, sempre traumatico fare la conoscenza del dentista quando c’è un’emergenza in corso, come un mal di denti o un dente rotto. La paura del dentista non è innata: è qualcosa che è indotto da una scarsa familiarità e anche dall’atteggiamento ansioso dei genitori. 

AD OGNUNO IL SUO DENTIFRICIO E SPAZZOLINO

Secondo le Linee guida nazionali del Ministero della Salute, è corretto utilizzare anche dentifrici contenenti fluoro: dai 6 mesi e fino 6 anni 1000 ppm di fluoro, due volte al giorno, con una quantità pari alla grandezza di un pisello. Oltre i sei anni la quantità di fluoro può essere quella dei dentifrici per adulti, ma spesso i bambini non amano il gusto forte della menta, per questo ci sono per loro prodotti specifici. Il fluoro a contatto con i denti rinforza e protegge lo smalto, ed è perciò raccomandato di ridurre al minimo il risciacquo. Lo spazzolino deve essere adatto alle dimensioni della bocca e se è colorato e con i personaggi più amati, può diventare un gioco ed essere utilizzato con più attenzione e per più tempo dal bambino. Chiedi consiglio al tuo farmacista, ti saprà fornire le informazioni di cui hai bisogno.  

FATINA O TOPOLINO? L’IMPORTANZA DEL RITO DI PASSAGGIO

Ogni Paese ha la sua tradizione: in alcuni il dentino da latte caduto si lascia sul comodino o sotto il cuscino e lo si affida al ‘topolino dei denti’ in altri ad una fatina. Entrambi lasciano un segno di ringraziamento, un piccolo dono o una moneta. Questa tradizione, che nelle sue differenze si ritrova in molte culture è importante, perché costituisce un rito di passaggio verso un’età più matura. La promessa di un dono, poi, in cambio del dentino può servire a dare una piccola gratificazione e a far passare la paura generata dalla perdita del dente. 

MENO SALE E MENO ZUCCHERO

Ipertensione, diabete e obesità si possono combattere a tavola.

Dolce e salato. Un comune modo di dire ma soprattutto la rappresentazione di “chi” ci accompagna tutti i giorni a tavola: dalla colazione alla cena, dallo spuntino all’aperitivo.

Perché è inutile fingere: sale e zucchero soddisfano il palato.
Sono una tentazione che fatichiamo a controllare se è vero che “una patatina (ma anche un cioccolatino) tira l’altra…”. I nuovi stili di vita chiedono comodità e velocità e mai era accaduto prima che tanti cibi industriali affollassero la nostra dieta alimentare.

Senza accorgercene, piano piano, abbiamo alzato l’asticella del bisogno di zucchero e sale, creando quasi una dipendenza. Ridurne il consumo sembra oggi rendere tutto molto meno saporito.
Ma l’uso eccessivo sta provocando seri problemi di salute a livello mondiale: ipertensione arteriosa con tutti i rischi delle patologie collegate (sale), diabete e obesità (zucchero).

SALE E IPERTENSIONE

La relazione tra consumo di sale, ipertensione e rischio cardiovascolare è ampiamente riconosciuta.
Moltissimi studi hanno dimostrato che una diminuzione, anche solo moderata, è associata alla riduzione della pressione arteriosa e, attraverso quest’ultima, alla prevenzione di un numero significativo di eventi cardiovascolari: l’ictus cerebrale, l’infarto e lo scompenso cardiaco.

Nelle ultime linee guida, europee e americane, per l’ipertensione e la prevenzione cardiovascolare, la riduzione del consumo di sale è al primo posto tra le modificazioni che vengono raccomandate nello stile di vita.

E l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato nel 30% l’obiettivo di riduzione globale del consumo di sale entro il 2025. Il sale (e il sodio in esso contenuto) è fondamentale per il nostro organismo.

Il problema è che ne assumiamo troppo: circa 10/12 grammi a testa al giorno quando l’indicazione è di non superare i 4 grammi (un cucchiaino da tè) ma se possibile anche meno, 2 grammi.

Spesso dimentichiamo che il sale non è solo quello che usiamo in casa (che rappresenta il 10%) ma, secondo studio europei, è soprattutto quello contenuto in bevande e cibi industriali che assumiamo fuori casa: il 75% del totale.
Il consiglio è di usarne poco e comunque iodato.

ZUCCHERI, DIABETE E OBESITÀ

Ma l’abuso di sale non è la sola manifestazione della “malnutrizione per eccesso” che contraddistingue i nostri tempi. L’abuso di zuccheri ha contribuito alla preoccupante diffusione dell’obesità e, a seguito di questa, dell’ipertensione e del diabete, principali fattori di rischio cardiovascolare.

«I danni prodotti dall’abuso di sale e zuccheri si verificano in parte in maniera evidente (lo sviluppo di sovrappeso o obesità) in parte silenziosamente (la disfunzione endoteliale e l’incremento dei valori pressori) già a partire dall’infanzia» spiega il professor Pasquale Strazzullo, presidente SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana, e Coordinatore Gruppo di Lavoro GIRCSI-MenoSalePiùSalute.

«E questo deve indurre a contenere l’abuso dell’una e dell’altra sostanza fin dai primi anni di età».

Lo zucchero – costituito al 100% da saccarosio – è “nascosto” in moltissimi cibi e bevande che assumiamo giornalmente: biscotti, gelati, caramelle, snack… Il problema non è solo legato alle calorie, vista l’alta densità energetica (4 chilocalorie per grammo), ma all’insorgere o aggravarsi di malattie come sovrappeso, obesità, iperglicemia, diabete mellito tipo 2, steatosi epatica alimentare, carie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare il 10% delle calorie totali in una dieta equilibrata di un adulto sano. 

CONSIGLI PER VIVERE BENE

Il sale

  1. Quando fai la spesa, controlla le etichette e scegli gli alimenti meno salati (per ogni categoria ci sono spesso grandi differenze tra un prodotto e l’altro.
  2. Riscopri il piacere di una buona cucina e riduci il consumo di piatti industriali, sughi già pronti o cibi in scatola.
  3. Aggiungi meno sale alle ricette: cuoci pasta e riso poco salata; bistecche, pesce, pollo, verdure o patate (anche fritte) sono cibi saporiti anche con poco o niente sale aggiunto.
  4. Insaporisci i cibi con erbe aromatiche fresche, spezie o usando limone e aceto, limita l’uso di condimenti contenenti sodio (dado da brodo, salsa di soia, senape…).
  5. A tavola, metti olio, aceto e altre spezie: sarà più facile non aggiungere sale ai piatti già cucinati.
  6. Ricorda che il pane è un buon alimento ma è la principale fonte di sale in Italia: scegli quello meno salato.
  7. Non aggiungere sale nelle pappe dei tuoi bambini almeno per tutto il primo anno di vita e abituali ad apprezzare cibi poco salati.
  8. Preferisci i formaggi freschi (meno salati) a quelli stagionati.
  9. Se mangi un panino, puoi prepararlo con alimenti a basso contenuto di sale.
  10. Per gli spuntini preferisci yogurt, frutta o spremute.
  11. Se proprio trovi il menu insipido: solo un pizzico di sale, ma iodato.


Gli zuccheri

  1. Riduci gradualmente la quantità di zucchero che aggiungi a tè, caffè, tisane o altre bevande.
  2. Aggiungi meno zucchero alle ricette: ciambelloni, creme e dolci in genere possono essere preparati utilizzando frutta fresca al posto dello zucchero o aggiungendo vaniglia, cannella, zenzero per migliorare il gusto.
  3. Frutta, verdure e latte contengono lo zucchero di cui abbiamo bisogno: consumiamo in abbondanza questi alimenti, anche per gli spuntini e la prima colazione.
  4. Non dolcificare la tettarella e non aggiungere succhi di frutta o infusi zuccherati nel biberon del tuo bambino: abitualo ad apprezzare alimenti meno dolci.
  5. Scegli bevande senza zuccheri aggiunti: a tavola e dopo l’attività sportiva leggera bevi solo acqua, non bevande zuccherate.
  6. Non confonderti, lo zucchero di canna o zucchero bruno apporta praticamente le stesse quantità di zuccheri di quello raffinato.  

ZUCCHERI NATURALI

Sono disponibili sul mercato sostituti naturali dello zucchero.
Vanno comunque usati con moderazione perché possono incidere sulla glicemia.

È bene quindi informarsi sempre sulle loro proprietà, soprattutto quando si soffre di patologie specifiche.

  1. Fruttosio (è presente nella frutta e nei vegetali)
  2. Miele
  3. Sciroppo d’acero
  4. Panela (succo della canna da zucchero in zollette)
  5. Succo d’agave
  6. Succo d’uva concentrato
  7. Stevia
  8. Eritritolo
  9. Polioli