NASINI CHE COLANO; IL RAFFREDDORE DEI BAMBINI

Influenza e raffreddore bambini

Come affrontare raffreddore e infezioni respiratorie

Come tutti gli anni, questa per i bambini e i ragazzi è la stagione di raffreddore, tosse e altri disturbi delle vie respiratorie.

Se da una parte queste infezioni colpiscono le alte vie respiratorie e di solito si risolvono in pochi giorni, dall’altra diventano più preoccupanti se interessano i polmoni e quando sono infezioni ricorrenti.

Vediamo come si affrontano in tranquillità.

VIRUS E BATTERI

La maggior parte delle infezioni respiratorie sono di origine virale, sono cioè causate da rinovirus, virus parainfluenzali o dal virus respiratorio sinciziale.

Meno frequenti sono quelle di natura batterica come pneumococco o Haemophilus influenzae.

L’attecchimento di virus respiratori è favorito da una predisposizione genetica o dall’esposizione a fattori ambientali, ad esempio il riscaldamento delle case, che facilitano una situazione di infiammazione locale; questo stato, a sua volta, aiuta l’attecchimento di altri virus, determinando l’infezione delle vie aeree.

Per i bambini più piccoli è normale avere fino a sei episodi di infezione respiratoria l’anno, quando, invece, sono di più vengono considerate infezioni ricorrenti e necessitano di approfondimenti da parte del pediatra.

IL LAVAGGIO NASALE

Il raffreddore guarisce da solo nel giro di 57 giorni, però alcuni accorgimenti possono essere utili per alleviare il fastidio.

Il rimedio principale per affrontare le infezioni respiratorie delle alte vie aeree è costituito da una buona pulizia del naso.

Il lavaggio nasale è uno strumento utile a tutte le età, ma in particolar modo per i bambini sotto i tre anni, che ancora non sono capaci di soffiare sufficientemente bene il naso.

È utile effettuarlo più volte al giorno, quando il bambino è raffreddato, sempre prima di dormire, così che la rimozione di muco dalle narici permetta di respirare meglio durante il sonno, e di avere una nottata più tranquilla.

È poi utile fare il lavaggio nasale prima di eseguire l’aerosol, per favorire la terapia.

Come spiegano i medici dell’ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, le soluzioni normalmente utilizzate per il lavaggio nasale sono isotoniche (detta soluzione fisiologica) o ipertoniche.

Le soluzioni isotoniche hanno una concentrazione di sale dello 0,9%.

Le soluzioni ipertoniche invece hanno una concentrazione di cloruro di sodio più elevata e quella di uso più frequente è la soluzione al 3% e sono consigliate quando il bambino ha un muco più denso.

Le soluzioni possono essere sterili, a base di acqua di mare o con acqua di sorgenti termali arricchite di manganese, rame, ferro o zolfo.

Nei bambini sotto i due anni di età è consigliato l’utilizzo di una siringa dopo aver tolto l’ago da 2,5 ml o 5 ml, con acqua fisiologica isotonica, che viene inserita nelle narici con una discreta pressione, utile a liberare le prime vie aeree.

I flaconcini monouso (da 2,5 o 5 ml) sono utili con i bambini molto piccoli, le prime volte che si esegue il lavaggio o anche fuori casa.

Nei più grandicelli si possono utilizzare sia la siringa con soluzione isotonica, o gli spray predosati anche con soluzione ipertonica.

Per eseguire il lavaggio si riempie la siringa con la soluzione da utilizzare; si mette il bambino sdraiato sul fianco; si inserisce il beccuccio della siringa o il flaconcino nella narice; si inietta la soluzione con un movimento continuo e deciso.

La soluzione uscirà dall’altra narice; si fa sdraiare il bambino sul fianco opposto e si ripete la procedura con la seconda narice.

Poi si asciuga il naso.

LA BRONCHIOLITE

Una delle condizioni che più spaventano i genitori è la bronchiolite.

Secondo la Società italiana di pediatria, è una malattia che colpisce i bimbi più piccoli, soprattutto quelli di pochi mesi, causata da alcuni virus molto diffusi e poco pericolosi per i grandi.

L’agente infettivo più coinvolto (nel 75% circa dei casi) è il virus respiratorio sinciziale (Vrs).

I sintomi della bronchiolite sono: tosse, febbre e difficoltà a respirare.

Di fatto non ci sono cure specifiche ma terapie di supporto a partire dal lavaggio nasale e aerosol con soluzione ipertonica al 3%; la malattia provoca inappetenza, per questo viene consigliato di dare piccoli pasti ma più frequenti durante la giornata.

Bisogna fare attenzione a come il bambino respira: se lo fa in modo molto veloce e se sono presenti dei “rientramenti” sotto il torace è meglio contattare al più presto il pediatra.

LA POLMONITE DEI BAMBINI

La polmonite è un processo infiammatorio che può interessare uno o entrambi i polmoni.

Nei bambini dopo i 3 anni è causata da infezioni batteriche, in particolare, le forme da Streptococcus pneumoniae o pneumococco.

I bambini con polmonite possono presentare: febbre, aumento della frequenza respiratoria, difficoltà respiratoria, tosse, respiro sibilante, dolore toracico.

Al comparire di questi sintomi è bene interpellare il pediatra che saprà fornire le indicazioni terapeutiche più indicate per il bambino.

L’AEROSOL: UN UTILE STRUMENTO PER I PICCOLI

L’aerosolterapia, vale a dire la somministrazione di farmaci attraverso particelle di piccolissime dimensioni in grado di raggiungere le mucose dell’albero respiratorio, è indicata per la cura di numerose patologie delle alte e basse vie aeree, sia croniche, sia stagionali: rinite (allergica e non), sinusite, faringite, otite, tosse, raffreddore, asma bronchiale, bronchite, bronchiolite.

All’efficacia dimostrata in numerosi studi internazionali, l’aerosol unisce la facilità d’uso e un’azione mirata del medicinale a livello locale.

Se per i più piccoli, è difficile rimanere fermi per il tempo necessario alla nebulizzazione completa, li si può tenere occupati con un cartone animato o leggendo loro un libro.

di Chiara Romeo

UN SORRISO RUBACUORI

Insegnare ai bambini la corretta igiene orale è importante fin dal primo dentino

Un corretto atteggiamento verso l’igiene orale e un precoce approccio ai controlli odontoiatrici sono la chiave giusta perché i bambini imparino a prendersi cura della propria bocca.
La carie è ancora una delle malattie croniche più diffuse in tutto il mondo.
In Italia, secondo i dati del Ministero della Salute, a 4 anni di età, ne soffre il 21,6% dei bambini; mentre a 12 anni il 43,1% dei ragazzini.
Impostare fin dai primi anni una corretta routine per la cura dei denti, permette di arrivare alla dentizione definitiva e all’età adulta con una dentatura sana.

IGIENE? FIN DAL PRIMO DENTINO!

Per quanto riguarda l’igiene orale deve cominciare presto… appena si vede spuntare il primo dentino! All’inizio sarà il genitore ad aiutare nella pulizia: i dentini appena spuntati vanno puliti con una garzina bagnata, arrotolata sul dito. Quando le capacità manuali del bambino lo consentiranno, sarà lui a spazzolare efficacemente i denti da solo, due volte al giorno. Nella maggior parte dei casi il primo dentino spunta tra i sei e i dieci mesi e
la dentizione detta “da latte” si completa intorno ai due anni, due anni e mezzo. Generalmente i primi denti a spuntare sono gli incisivi inferiori, poi tra gli otto e i dodici mesi spuntano gli incisivi superiori. La dentatura da latte completa comprende venti denti, dieci inferiori e dieci superiori.

DOLORE E FASTIDIO DA CRESCITA

L’eruzione di un dentino è sempre un piccolo evento traumatico che può avvenire senza particolari disturbi per il bambino ma che talvolta può causare infiammazione, arrossamento, dolore. Nel periodo della prima dentizione è possibile che si presentino alcuni disturbi: pianto, agitazione, irrequietezza, risvegli notturni causati dal dolore e dal fastidio generati dai dentini che spingono per uscire. Nel corso della dentizione è normale che il piccolo sbavi, voglia mordere o rosicchiare, in questo caso gli va dato qualcosa di duro da masticare, meglio se si tratta di prodotti specifici, costruiti in materiale atossico, facilmente reperibili in farmacia. Poi, appena possibile, si deve cominciare a far familiarizzare il bambino con lo spazzolino e il dentifricio.

PRIMA VISITA DAL DENTISTA

Secondo la Società Italiana di Odontoiatria Infantile (SIOI) l’ideale sarebbe fare una prima visita dal pedodontista, il medico dei denti specializzato nella cura dei più piccoli, già ad un anno di età e comunque prima dei tre. In questa occasione verrà fatta una semplice ispezione della bocca del bambino, ma è un momento utile per conoscersi e per i primi consigli ai genitori. Infatti, verranno fornite le indicazioni sulle misure di igiene orale più adatte all’età del piccolo, ed eventualmente correggere abitudini che possono danneggiare il cavo orale, come una forma del ciuccio non anatomica o il consumo di sostanze zuccherate.

QUELLI DEFINITIVI HANNO BISOGNO DI PIÙ FLUORO

La seconda dentizione inizia dopo la caduta dei rispettivi denti da latte: di solito i primi a cadere sono gli incisivi inferiori, intorno ai sei anni. A questa età il bambino avrà già effettuato dei controlli odontoiatrici e il medico saprà dare i giusti consigli su eventuali problematiche legate alla crescita dei denti definitivi. È bene programmare dei controlli una volta l’anno sia per intercettare precocemente eventuali problemi, sia per instaurare un rapporto di fiducia tra il medico e il bambino. Questo risulterà utile nel caso si debbano poi effettuare dei piccoli interventi, come la rimozione di una carie, un trauma oppure l’ortodonzia. È, infatti, sempre traumatico fare la conoscenza del dentista quando c’è un’emergenza in corso, come un mal di denti o un dente rotto. La paura del dentista non è innata: è qualcosa che è indotto da una scarsa familiarità e anche dall’atteggiamento ansioso dei genitori. 

AD OGNUNO IL SUO DENTIFRICIO E SPAZZOLINO

Secondo le Linee guida nazionali del Ministero della Salute, è corretto utilizzare anche dentifrici contenenti fluoro: dai 6 mesi e fino 6 anni 1000 ppm di fluoro, due volte al giorno, con una quantità pari alla grandezza di un pisello. Oltre i sei anni la quantità di fluoro può essere quella dei dentifrici per adulti, ma spesso i bambini non amano il gusto forte della menta, per questo ci sono per loro prodotti specifici. Il fluoro a contatto con i denti rinforza e protegge lo smalto, ed è perciò raccomandato di ridurre al minimo il risciacquo. Lo spazzolino deve essere adatto alle dimensioni della bocca e se è colorato e con i personaggi più amati, può diventare un gioco ed essere utilizzato con più attenzione e per più tempo dal bambino. Chiedi consiglio al tuo farmacista, ti saprà fornire le informazioni di cui hai bisogno.  

FATINA O TOPOLINO? L’IMPORTANZA DEL RITO DI PASSAGGIO

Ogni Paese ha la sua tradizione: in alcuni il dentino da latte caduto si lascia sul comodino o sotto il cuscino e lo si affida al ‘topolino dei denti’ in altri ad una fatina. Entrambi lasciano un segno di ringraziamento, un piccolo dono o una moneta. Questa tradizione, che nelle sue differenze si ritrova in molte culture è importante, perché costituisce un rito di passaggio verso un’età più matura. La promessa di un dono, poi, in cambio del dentino può servire a dare una piccola gratificazione e a far passare la paura generata dalla perdita del dente.