EMICRANIA: QUEL CHIODO NELLA TESTA

L’emicrania è una malattia sociale invalidante, ma gli attacchi si possono ridurre

Difetti di postura, variazioni ormonali, tensione nervosa, alimentazione, fino a condizioni meteorologiche, inquinamento e stile di vita.

Molte sono le cause della cefalea, un disturbo molto comune che può comparire fin dalla giovane età.

La cefalea, o più comunemente il mal di testa, nelle sue varie forme si presenta con attacchi episodici ma può diventare una vera e propria malattia cronica.

Il dolore alla testa è uno strumento di difesa del cervello, organo molto sensibile alle condizioni esterne.

EMICRANIA O CEFALEA?

L’emicrania appartiene alla categoria delle cefalee, ma non tutte le cefalee sono delle emicranie.

L’emicrania infatti è un tipo particolare di cefalea primaria (ossia non dovuta ad altre patologie, come per esempio all’ipertensione o a una malattia metabolica).

La forma più comune di cefalea è quella muscolo- tensiva, il classico “cerchio alla testa”, con una sensazione di peso e oppressione, e un dolore presente ma non pulsante.

Causata da vizi di postura, disturbi mandibolari e bruxismo (tendenza a digrignare i denti), ansia e stress, in genere si manifesta con dolore a partire dalla nuca, in corrispondenza della colonna cervicale, e si estende poi a fronte e volto.

Come riconoscerle?

L’emicrania si distingue dalla cefalea muscolotensiva per il tipo, intensità e localizzazione del dolore, oltre che per la presenza di altri sintomi concomitanti.

Anche la durata è diversa: un attacco di emicrania può durare da qualche ora fino a tre giorni consecutivi, e verificarsi poche volte all’anno così come varie volte al mese.

Tipica caratteristica dell’emicrania è il forte dolore pulsante, localizzato nella metà della testa e del volto.

Il dolore è inoltre accompagnato da fastidio per i rumori, la luce e gli odori, e spesso da nausea e vomito.

Ogni tipo di movimento causa un aumento del dolore (per esempio salire o scendere le scale, muovere la testa) e diventa quindi molto difficile svolgere le abituali attività quotidiane.

Nel caso di emicrania con aura, gli attacchi in genere sono preceduti da sintomi visivi come annebbiamento della vista, lampi, bagliori, scintille luminose, visione deformata degli oggetti.

Meno frequenti i disturbi della sensibilità: formicolii, sensazione di punture di spillo o ridotta sensazione tattile, debolezza a un braccio o a una gamba, alterazioni del linguaggio con difficoltà a esprimersi.

Ancora più rari, ma possibili, sono confusione, disorientamento, mancanza di equilibrio.

Soprattutto quando insorgono per la prima volta, questi sintomi possono essere fonte di grande preoccupazione e di accesso al pronto soccorso.

Si tratta invece di manifestazioni completamente reversibili, della durata compresa tra 5 e 20 minuti.

A volte l’aura può durare più a lungo, anche un’ora, e non essere seguita dal mal di testa.

L’emicrania interessa in Italia sette milioni di persone, per lo più donne, nella fascia di età compresa tra 20 e 50 anni.

Cosa scatena l’emicrania?

I fattori scatenanti l’emicrania sono principalmente le mutazioni ormonali, le variazioni del sonno, lo stress, il digiuno, l’alcol, i cambiamenti climatici.

Anche il consumo di alcuni alimenti, infine, è associato al rischio di attacchi emicranici.

Tra questi vi sono i formaggi fermentati e stagionati, gli insaccati, il cioccolato, il pesce affumicato.

CURE E TERAPIE

Il primo passo verso una cura efficace è una diagnosi corretta.

Per questo esistono i centri specializzati nella cura delle cefalee, ai quali è bene rivolgersi se gli episodi di mal di testa o di emicrania diventano frequenti.

Se è vero che per gestire un attacco di cefalea è necessario ricorrere a un farmaco, è altrettanto vero che l’uso prolungato di antinfiammatori, anche a basse dosi, può causare la cronicizzazione della malattia.

Come evitare la cronicizzazione?

Quando si verificano più di quattro o cinque attacchi al mese il rischio di trasformazione dell’emicrania in forma cronica è tutt’altro che basso, e interessa tre individui su dieci.

E in questo caso la malattia tende a diventare parte integrante della vita delle persone che ne sono colpite, influendo negativamente su tutte le attività socio-relazionali e lavorative, oltre che sul benessere fisico e psicologico individuale.

Oltre all’eccesso di analgesici, a favorire la cronicizzazione dell’emicrania sono le vicende personali, lo stress, l’ipertensione, l’ansia e la depressione.

L’emicrania si può curare o quantomeno migliorare, ma occorrono terapie mirate e studiate sul singolo caso.

Le nuove terapie?

Recentemente sono state approvate nuove terapie che permettono di ridurre la frequenza degli attacchi.

Si tratta di farmaci a base di anticorpi monoclonali, riservati a pazienti emicranici cronici ed episodici, e che possono essere somministrati per via sottocutanea una sola volta al mese.

Queste terapie innovative devono essere necessariamente prescritte e monitorate nell’ambito di un percorso di cura presso un centro specializzato per la diagnosi e cura delle cefalee.

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QUANDO IL MAL DI TESTA ARRIVA NEL WEEK-END

Non è raro che la cefalea si presenti proprio quando si è meglio predisposti al riposo, ossia durante il fine settimana.

Sembrerebbe, un paradosso ma è proprio il venire meno della tensione accumulata durate la settimana lavorativa a causare un processo, a livello cerebrale, che sfocia nella dilatazione dei vasi sanguigni, causando poi la comparsa del mal di testa.

A questo contribuiscono anche il tipo di alimentazione, magari con una cena più ricca o l’assunzione di alcolici, e i cambiamenti dei ritmi del sonno: non è solo la privazione di sonno a scatenare la cefalea, ma anche dormire più ore rispetto alle proprie abitudini.

UNA MALATTIA SOCIALE

Nello scorso mese di luglio all’emicrania, per l’elevato numero di persone colpite e i suoi effetti sulla loro qualità di vita, è stato riconosciuto lo status di “malattia sociale” invalidante.

A questo atto dovrebbe seguire nel tempo l’emissione di norme attuative che migliorino i percorsi diagnostici e terapeutici di questi pazienti.

Quali i casi che rientrano in questa categoria?

Il provvedimento interessa le forme di emicrania cronica con alta frequenza, l’emicrania continua, l’emicrania parossistica, la cefalea cronica quotidiana, la cefalea a grappolo e infine una forma di cefalea che colpisce un solo lato del capo e che comporta lacrimazione e arrossamento oculare (cefalea nevralgiforme unilaterale).

In tutti i casi la diagnosi deve essere stata fatta da almeno un anno presso un centro accreditato.

di Stefania Cifani